L’alfabeto

le ventiquattro lettere, da α a ω

L’alfabeto greco ha ventiquattro lettere: sette vocali (α, ε, η, ι, ο, υ, ω) e diciassette consonanti.

Le lettere

Le ventiquattro lettere

minuscolanomemaiuscola
αalfaΑ
βbetaΒ
γgammaΓ
δdeltaΔ
εepsilonΕ
ζzetaΖ
ηetaΗ
θthetaΘ
ιiotaΙ
κkappaΚ
λlambdaΛ
μmi (mu)Μ
νni (nu)Ν
ξxiΞ
οomicronΟ
πpiΠ
ρrhoΡ
σ, ςsigmaΣ
τtauΤ
υypsilonΥ
φphiΦ
χchiΧ
ψpsiΨ
ωomegaΩ

Le due forme del sigma

Il sigma si scrive σ all’inizio e all’interno della parola, ς soltanto in fine di parola: σοφός («sapiente»), Σωκράτης, ἄνθρωπος. È la stessa lettera, e nella ricerca delle parole le due forme non fanno differenza.

Le lettere in disuso e i numeri

Prima dell’età classica l’alfabeto ionico-attico perse tre lettere, che però rimasero come cifre: i Greci scrivevano infatti i numeri con le lettere (α = 1, β = 2, γ = 3 … ι = 10, κ = 20 … ρ = 100).

letteranomecifraosservazioni
ϝdigamma (vau)6suonava come la u di «uomo»; caduto dalla lingua, si sente ancora nella metrica di Omero (ϝοῖνος = οἶνος «vino»)
ϛstigma6legatura di στ; nei numeri prese il posto del digamma
ϙkoppa90un antico k davanti a ο e υ; sopravvive nella q latina
ϡsampi900usato solo come cifra

Vocali e consonanti

Le vocali

Sono sette. ε e ο sono sempre brevi, η e ω sempre lunghe. α, ι e υ sono ancipiti, cioè ora brevi ora lunghe: la quantità si scrive con un trattino per la lunga (ᾱ, ῑ, ῡ) e un archetto per la breve (ᾰ, ῐ, ῠ); nei testi normali questi segni non compaiono.

quantitàvocaliesempi
brevi per naturaε, ολέγω — dico · λόγος — discorso
lunghe per naturaη, ωἡμέρα — giorno · ὥρα — ora
ancipitiα, ι, υθάλασσα (ᾰ) — mare · χώρα (ᾱ) — terra

Le mute (occlusive)

Le nove mute si ordinano per luogo (gutturali, labiali, dentali) e per grado (sorda, sonora, aspirata).

classesordasonoraaspirata
gutturali (velari)κγχ
labialiπβφ
dentaliτδθ

Liquide, nasali e sibilante

tipolettere
liquideλ, ρ
nasaliμ, ν
sibilanteσ (ς)

Le doppie

doppianasce daesempio
ζσ + δ (δ + σ)Ἀθήναζε < Ἀθήνας-δε — ad Atene
ξgutturale (κ, γ, χ) + σφύλαξ < φύλακ-ς — guardiano
ψlabiale (π, β, φ) + σγράψω < γράφ-σω — scriverò

I dittonghi

Dittonghi propri

Il dittongo è l’unione, in una sola sillaba, di una vocale con ι o υ. Vale sempre come sillaba lunga, con una sola eccezione, importante per l’accento: -αι e -οι in fine di parola contano come brevi. ει e ου sono spesso «spuri», cioè non veri dittonghi ma il risultato di una contrazione o di un allungamento.

dittongoesempio
αικαί — e
ειεἰμί — sono
οιοἶκος — casa
υιυἱός — figlio
αυαὐτός — egli stesso
ευεὑρίσκω — trovo
ηυηὗρον — trovai
ουοὐρανός — cielo

Dittonghi impropri (iota sottoscritto)

Nascono da una vocale lunga (ᾱ, η, ω) seguita da ι. Lo iota non si pronunciava più già in età classica e si scrive sotto la vocale: iota sottoscritto. È un segno minuscolo ma decisivo, perché è quasi sempre la marca del dativo singolare.

dittongodaesempio
ᾱ + ιἡ χώρα → τῇ χώρᾳ — alla terra
η + ιἡ τιμή → τῇ τιμῇ — all’onore
ω + ιὁ λόγος → τῷ λόγῳ — al discorso

La dieresi

Due puntini sopra ι o υ avvertono che quella vocale non forma dittongo con la precedente, ma si legge a parte.

Ἀτρεΐδης

A-tre-ì-des, figlio di Atreo (non Ἀτρει-)

προΐστημι

pro-ì-ste-mi, sto a capo (πρό + ἵστημι)