Spiriti e segni

spirito dolce e aspro · interpunzione · elisione e crasi

Oltre alle lettere e agli accenti, la scrittura greca usa pochi altri segni: gli spiriti sulle vocali iniziali, quattro segni d’interpunzione, l’apostrofo dell’elisione e la coronide della crasi.

Gli spiriti

Spirito dolce e spirito aspro

Ogni parola che comincia per vocale o per dittongo porta sulla vocale iniziale uno dei due spiriti. Non è un ornamento: va sempre scritto, e senza di esso la parola è incompleta. I due segni sono uguali e contrari, e si distinguono solo dal verso: il dolce è aperto a sinistra, come un apostrofo; l’aspro è aperto a destra, come un apostrofo rovesciato.

spiritosegnovaloreesempi
dolceἀ (᾿)non si pronunciaἀνήρ — uomo · ἐγώ — io · ὄνομα — nome
asproἁ (῾)aspirazione (come la h inglese)ὁ — il · ἡμέρα — giorno · ὥρα — ora

Dove si scrive

Sulla minuscola lo spirito sta sopra la vocale; sulla maiuscola si scrive davanti, in alto a sinistra: Ἀθῆναι, Ἕλλην. Nel dittongo va sulla seconda vocale, perché è lì che la sillaba si chiude: αἱρέω, οὐρανός, εὑρίσκω; nel dittongo improprio, invece, resta sulla prima: Ἅιδης. Se sulla stessa vocale cadono spirito e accento, l’acuto e il grave si scrivono dopo lo spirito (ἄνθρωπος, ἅλς), il circonflesso sopra (οὗτος, αὖθις).

Due regole senza eccezioni

υ a inizio di parola ha sempre lo spirito aspro: ὕδωρ («acqua»), ὑπέρ, ὑγιής. Anche ρ iniziale è sempre aspro e si scrive ῥ: ῥήτωρ («oratore»), ῥίπτω; per questo i suoi derivati latini hanno rh- (rhetor, rhythmus). All’interno di parola il doppio ρ si trova scritto ῤῥ (Πύῤῥος), ma le edizioni moderne per lo più semplificano in ρρ.

I segni

L’interpunzione

Sono quattro, e due non somigliano ai nostri. Il punto esclamativo non esiste; virgolette, trattini e maiuscole a inizio di frase sono un’aggiunta delle edizioni moderne.

segnovalore
.punto fermo, come in italiano
,virgola, come in italiano
·punto in alto: vale il nostro punto e virgola o i due punti
;punto interrogativo (il nostro ?)

Elisione e apostrofo

La vocale breve finale di una parola cade davanti a parola che comincia per vocale, e al suo posto si scrive l’apostrofo. Se la consonante che resta scoperta è una muta sorda (π, τ, κ) e la parola seguente ha lo spirito aspro, la sorda diventa aspirata (φ, θ, χ).

ἀπ’ ἐμοῦ (< ἀπὸ ἐμοῦ)

da me

ἀλλ’ ἐγώ (< ἀλλὰ ἐγώ)

ma io

ἀφ’ ἡμῶν (< ἀπὸ ἡμῶν)

da noi — π davanti a spirito aspro → φ

καθ’ ἡμέραν (< κατὰ ἡμέραν)

ogni giorno — τ → θ

Crasi e coronide

Due parole vicine si fondono in una sola: è la crasi. Sulla vocale nata dalla fusione si scrive un segno uguale allo spirito dolce, che si chiama coronide.

κἀγώ (< καὶ ἐγώ)

ed io

τἀγαθά (< τὰ ἀγαθά)

i beni

τοὔνομα (< τὸ ὄνομα)

il nome

Il ν efelcistico

Un ν che si aggiunge in fondo a certe uscite — il dativo plurale in -σι, la 3ª persona plurale in -σι, la 3ª singolare in -ε, la forma ἐστί — quando la parola seguente comincia per vocale o quando la frase finisce lì. Serve a evitare l’incontro di due vocali ed è facoltativo: nel vocabolario e nelle tabelle si segna fra parentesi, -σι(ν).

πᾶσιν ἀνθρώποις

a tutti gli uomini

ἔλυσεν αὐτόν

lo sciolse