Gli accenti

acuto, grave, circonflesso · le leggi di accentazione

L’accento greco era in origine musicale: la sillaba accentata si pronunciava con un tono più alto, non con più forza. I segni li introdussero i grammatici alessandrini; noi li leggiamo come il nostro accento di intensità. Ogni parola porta un accento e uno solo — fanno eccezione le proclitiche e le enclitiche, che non ne hanno.

I segni

I tre accenti

accentosegnodove può stareesempi
acutoά (´)su una delle ultime tre sillabe, su vocale breve o lungaἄνθρωπος, λόγος, ἀγαθός
graveὰ (`)solo sull’ultima sillaba, al posto dell’acutoἀγαθὸς ἀνήρ
circonflessoᾶ (῀)solo sulle ultime due sillabe, e solo su vocale lunga o dittongoδῶρον, γῆ

Come si contano le sillabe

Per l’accento le sillabe si contano sempre dalla fine: ultima, penultima, terzultima. Più indietro della terzultima l’accento non va mai, e non c’è quindi bisogno di andare oltre. Conta poi la quantità: è lunga la sillaba con vocale lunga per natura (η, ω e le ancipiti ᾱ, ῑ, ῡ) o con dittongo, breve quella con vocale breve (ε, ο, ᾰ, ῐ, ῠ).

Il caso di -αι e -οι finali

In fine di parola i dittonghi -αι e -οι, pur essendo dittonghi, contano come brevi ai fini dell’accento. Fanno eccezione l’ottativo e l’avverbio οἴκοι («a casa»), dove valgono lunghi. È una regola piccola che decide la forma scritta di moltissime parole, e in qualche caso è l’unica cosa che distingue due voci diverse.

ἄνθρωποι (non ἀνθρώποι)

gli uomini — con -οι breve l’accento può restare sulla terzultima

λῦσαι ~ λύσαι

infinito aoristo (-αι breve) ~ ottativo 3ª sing. (-αι lunga)

οἶκοι ~ οἴκοι

le case (-οι breve) ~ a casa, avverbio (-οι lunga)

Le due leggi

La legge del trisillabismo

Detta anche legge di limitazione, è la regola fondamentale: l’accento non può risalire più indietro della terzultima sillaba, e se l’ultima è lunga non può risalire oltre la penultima. Non è una curiosità: è la ragione per cui l’accento si sposta da un caso all’altro e da una persona all’altra.

ἄνθρωπος → ἀνθρώπου, ἀνθρώπῳ, ἀνθρώπων

l’ultima si allunga e l’accento è costretto a scendere sulla penultima

παίδευε → παιδεύω

lo stesso nel verbo

La legge σωτῆρα

Se l’accento cade sulla penultima, e la penultima è lunga mentre l’ultima è breve, quell’accento non può che essere il circonflesso. Prende nome dall’accusativo σωτῆρα di σωτήρ («salvatore»), dove la si vede all’opera: al nominativo l’accento sta sull’ultima, all’accusativo passa sulla penultima lunga e diventa circonflesso.

penultimaultimaaccentoesempi
lungabrevecirconflessoδῶρον, μοῦσα, σῶμα, σωτῆρα
lungalungaacutoδώρου, μούσης, σωτήρων
brevebreve o lungaacutoλόγος, λόγου

Nella frase e nella flessione

L’accento grave

Una parola con l’acuto sull’ultima cambia l’acuto in grave quando nella frase è seguita da un’altra parola senza segno d’interpunzione: è il fenomeno detto baritonesi. L’acuto resta invece davanti a un segno d’interpunzione, davanti a un’enclitica, e sempre nel pronome interrogativo τίς, τί.

ἀγαθὸς ἀνήρ

un uomo buono — ἀγαθός seguito da un’altra parola

ὁ ἀνὴρ ἀγαθός ἐστιν.

l’uomo è buono — davanti a enclitica l’acuto resta

Persistente nel nome, ricessivo nel verbo

Nel nome e nell’aggettivo l’accento è persistente: tende a restare sulla sillaba che occupa nel nominativo, e si sposta solo quando le due leggi lo costringono (ἄνθρωπος → ἀνθρώπου). Nel verbo è invece ricessivo: risale il più indietro che può, cioè fin dove la legge del trisillabismo glielo permette (παιδεύω, ἐπαίδευον, παίδευε). Nel verbo fanno eccezione infiniti e participi, che hanno un accento proprio da imparare: λαβεῖν, λαβών, εἰπεῖν.

Due accentazioni da tenere a mente

I nomi ossitoni della prima e della seconda declinazione prendono il circonflesso al genitivo e al dativo di tutti i numeri: ποταμός → ποταμοῦ, ποταμῷ, ποταμῶν, ποταμοῖς. E il genitivo plurale della prima declinazione è sempre perispomeno, cioè in -ῶν, qualunque sia l’accento del nominativo: μοῦσα → μουσῶν, πολίτης → πολιτῶν.