Articolo

ὁ, ἡ, τό

L’articolo si declina nei tre generi (maschile, femminile, neutro). Non ha vocativo; le forme del nominativo ὁ, ἡ, οἱ, αἱ sono atone (proclitiche). Al duale ha un’unica serie per i tre generi: τώ (nom./acc.), τοῖν (gen./dat.).

La declinazione

singolare
casomaschilefemminileneutro
Nom.τό
Gen.τοῦτῆςτοῦ
Dat.τῷτῇτῷ
Acc.τόντήντό
plurale
casomaschilefemminileneutro
Nom.οἱαἱτά
Gen.τῶντῶντῶν
Dat.τοῖςταῖςτοῖς
Acc.τούςτάςτά
duale
casomaschilefemminileneutro
Nom.τώτώτώ
Gen.τοῖντοῖντοῖν
Dat.τοῖντοῖντοῖν
Acc.τώτώτώ

Le funzioni dell’articolo

Determina il nome

È la funzione che ha anche in italiano: indica una persona o una cosa già nota, o della quale si è già parlato. Il greco però lo usa più liberamente: lo mette anche davanti ai nomi astratti, ai nomi di popolo e spesso ai nomi propri, dove noi non lo traduciamo.

ὁ ἄνθρωπος

l’uomo (quello di cui si parla)

ἡ ἀρετή

la virtù — nome astratto

ὁ Σωκράτης

Socrate — l’articolo non si traduce

Sostantiva qualunque parola

È il suo uso più importante e più greco: premesso a un aggettivo, a un avverbio, a un participio, a un infinito o a un intero gruppo di parole, ne fa un sostantivo. Al neutro dà il nome astratto della qualità.

οἱ σοφοί

i sapienti — aggettivo sostantivato

τὸ καλόν

il bello, la bellezza — neutro astratto

οἱ νῦν

gli uomini d’oggi — avverbio

ὁ λέγων

colui che parla, l’oratore — participio

τὸ λέγειν

il parlare, la parola — infinito

οἱ ἐν τῇ πόλει

quelli che sono in città — gruppo di parole

Posizione attributiva e predicativa

Dove si mette l’aggettivo rispetto all’articolo cambia il senso della frase. Se l’aggettivo sta fra l’articolo e il nome (o dopo l’articolo ripetuto) è attributivo: qualifica il nome. Se sta fuori da quel gruppo è predicativo, e allora fa da predicato: con εἰμί sottinteso si traduce con «è», «sono».

ὁ σοφὸς ἀνήρ (ὁ ἀνὴρ ὁ σοφός)

l’uomo saggio — attributiva

σοφὸς ὁ ἀνήρ (ὁ ἀνὴρ σοφός)

l’uomo è saggio — predicativa

Col genitivo: il «figlio di», il «quelli di»

L’articolo seguito da un genitivo sottintende il nome, che si ricava dal senso: di solito «figlio», «moglie», «gli uomini», «le cose».

Ἀλέξανδρος ὁ Φιλίππου

Alessandro figlio di Filippo

οἱ Περικλέους

i familiari (i soldati, i seguaci) di Pericle

τὰ τῆς πόλεως

gli affari della città

Valore di possessivo

Quando il possessore è chiaro dal contesto, il greco non usa il possessivo: basta l’articolo, che si traduce «mio», «tuo», «suo».

φιλῶ τὸν πατέρα.

Amo mio padre.

ἔλαβε τὴν ἀσπίδα.

Prese il suo scudo.

Valore distributivo e altri usi

Con μέν… δέ l’articolo distingue due gruppi («gli uni… gli altri»); da solo, ὁ δέ vale «ed egli», e riprende un soggetto diverso dal precedente. Davanti a un numerale o a un nome di misura ha valore distributivo.

οἱ μὲν… οἱ δέ…

gli uni… gli altri…

ὁ δὲ ἀπεκρίνατο.

Ed egli rispose.

τῆς ἡμέρας

al giorno, ogni giorno

Quando manca

L’assenza dell’articolo non è mai casuale: il nome senza articolo indica una persona o una cosa indeterminata («un uomo»), oppure il nome preso nella sua natura generale. Restano di norma senza articolo il predicato nominale, i nomi in funzione di predicato e le espressioni fisse.

ἄνθρωπος ἦλθεν.

Venne un uomo.

ὁ Σωκράτης σοφός ἐστιν.

Socrate è saggio — il predicato non ha articolo.